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foto di Giuseppe Rotundo
Il cielo di Aprile 2025 (di Gianni LATINO)
Le sere di primavera inoltrata, con il crepuscolo che si allunga e l’aria che si fa meno fredda, sembrano prestarsi alla contemplazione del cielo stellato. Il 15 di aprile, alla latitudine di Crotone, la notte vera e propria comincia dopo le 21, circa un’ora e mezza dopo il tramonto, quando termina il crepuscolo astronomico e il Sole è oltre 18° sotto l’orizzonte. Alle 22 quindi, se potessimo osservare il cielo dalla postazione privilegiata del boschetto di Savelli, o del Parco Lilio, potremmo ancora vedere a Ovest, al tramonto, le brillanti stelle dell’inverno, come Betelgeuse e Bellatrix, le spalle di Orione, Capella (la capretta) in Auriga, i Gemelli Castore e Polluce, i pianeti Giove e Marte, mentre a Est è già alta Arturo e a seguire Spica nella Vergine, già descritte nel mese di marzo.
Volgendo lo sguardo a Sud, ma quasi allo Zenith, al centro del campo visivo, rivediamo la facilmente distinguibile costellazione del Leone, con la brillante Regolo.
Nell’immagine sotto riportata da Stellarium sono evidenziate le curve dell’eclittica che ci aiuta ad intuire dove sfilano le costellazioni zodiacali (da ovest a est, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia) e in arancio l’equatore celeste, che non è altro che la proiezione sulla volta celeste dell’equatore terrestre. Questo ci può aiutare a distinguere le costellazioni australi, sotto l’equatore, da quelle boreali, sopra.
Prima dell’imminente disturbo della Luna quasi piena, potremmo tentare di individuare la lunghissima costellazione dell’Idra, il grande serpente d’acqua che sarà ucciso da Ercole nella sua seconda fatica. Le poco brillanti stelle del corpo del serpente, di 3° o 4° magnitudine possono essere individuate sotto l’equatore celeste, mentre la testa sporge nell’emisfero boreale. L’astro più brillante, di magnitudine 2, è Alphard, “la solitaria” , una stella di colore arancio distante 95 anni luce.
Poco sopra il corpo dell’Idra le piccole costellazioni del Corvo e del Cratere (il calice di Bacco, o di Apollo a seconda della tradizione mitologica).

A dir la verità la volta celeste in primavera è più scura che ne resto dell’anno, rada come il sottobosco ai margini di una pineta, e con poche stelle brillanti. Tale impressione è determinata dall’effetto prospettico della nostra posizione semiperiferica in un braccio della nostra galassia. Guardando verso questa parte di cielo è come se la direzione del nostro sguardo fosse perpendicolare al piano equatoriale della nostra galassia, cioè verso l’esterno in una zona libera da nubi di polvere interstellare o da ammassi e nebulose interne alla Via Lattea.
Con telescopi di buone dimensioni, dai 20 cm di diametro in su, potremmo osservare nelle costellazioni della Vergine e della Chioma di Berenice decine di nebulose facenti parte del superammasso di galassie, per lo più di tipo a spirale, della Vergine-Chioma.
Questo superammasso della Vergine-Chioma pare che sia una vasta struttura cosmica che comprende decine di migliaia di galassie e si estende per oltre 100 milioni di anni luce. La nostra galassia, la Via Lattea, insieme al Gruppo Locale (composto anche dalla famosa galassia di Andromeda), fa parte di questo superammasso, anche se si trova nella sua periferia. Potrebbe essere l’occasione per mettere alla prova il Ritchey-Chrétien da 50 cm dell’osservatorio di Savelli al Parco Lilio. Altrimenti, in questo periodo di feste che vanno dalla prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera, all’ottantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, agli astrofili visuali non resta che lasciarsi andare al dolce dormire di aprile.
Gianni Latino