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Il Cielo di Febbraio 2025 - Associazione Astrofili-Savelli

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NEWS
foto di Giuseppe Rotundo
il Cielo di Febbraio 2025 (di Gianni Latino)
Il cielo notturno è uno degli spettacoli più affascinanti della natura e, a nostro avviso, il modo migliore per apprezzarne la bellezza è guardarlo, semplicemente, ad occhio nudo. Per far ciò, non occorrono sofisticati e costosi telescopi, basta una buona vista, anche con correzione, abbigliamento comodo e caldo (anche d’estate!), e magari una sdraio se si vuole osservare con calma e comodità. Ma, soprattutto, serve una buona dose di fortuna, quella di vivere o potersi recare agevolmente in luoghi lontani dalle città, in paesi dove è facile sfuggire alle luci delle case e delle strade e dove non è difficile guadagnare postazioni aperte, rivolte a Sud, dove lo sguardo possa spaziare da Est a Ovest.
Ci accorgeremmo che l’aspetto del cielo cambia lentamente, da una notte all’altra, da un mese all’altro, a seconda delle stagioni, determinato dal movimento di rivoluzione della terra.
Così, se nelle ottimali condizioni sopra descritte fossimo andati il 15 di gennaio alle 22 in postazione e avessimo osservato le meraviglie del cielo di gennaio, così ben illustrate dall'amico Stefano Cidone, e tornassimo questo mese il 15 di febbraio alla medesima ora, ci accorgeremmo che qualcosa è cambiato.
Certo, non di molto, perché un mese di rivoluzione corrisponde a 2 ore.
Orione è ora decisamente spostato ad Ovest, ma ancora ben visibile sopra l’orizzonte. (tramonterà dopo la mezzanotte). Ne parla di lui già Omero, elevando a simbolo delle tempeste invernali, come di un gigante che è stato ucciso dallo Scorpione insieme al fido Sirio, abituale compagno delle sue battute di caccia, su mandato di Artemide, rivale nell’arte venatoria.
L’alfa di Orione è la famosa Betelgeuse, dall’arabo “Ibtal-Jawza” (la spalla del gigante), una stella gigante rossa, 3000K, distante oltre 500 anni luce e dalla luminosità e diametro variabili.
In un periodo di 2070 giorni il diametro passa da 750 a 1300 milioni di chilometri (nel sistema solare ingloberebbe l’orbita di Giove). Questa bellissima costellazione ospita un’altra supergigante, stavolta bianco azzurra, (12000 k) Rigel, e la nebulosa famosa che prende il nome dalla costellazione ospitante, M42.
Rigel occupa uno uno dei vertici dell’esagono invernale, un asterismo che domina con le sue brillanti stelle il cielo di questa stagione: Sirio, nel Cane Maggiore, Procione nel Cane minore, Polluce, nei Gemelli, Capella, nell’Auriga, Aldebaran, nel Toro.
Ad arricchire la brillantezza di questa porzione di cielo vi sono poi in questo periodo Giove, nel Toro, e Marte, in opposizione afelica, nei Gemelli.

Da Stellarium, Crotone 15.2.25

Mantenendo lo sguardo a Sud e alzandolo a perpendicolo verso lo Zenith troviamo le due costellazioni zodiacali dei Gemelli e del Cancro. La costellazione dei Gemelli, Castore e Polluce, è conosciuta e rappresentata già dai Babilonesi.
Nel mito greco sono i figli di Giove e Leda, regina di Sparta, e sono considerati protettori dei naviganti.
Castore ha attualmente magnitudine +1,59, ma fu designata dall’astronomo tedesco Bayer, autore di un famoso catalogo stellare nel 1603, come Alfa geminorum, ovvero la stella più luminosa dei Gemelli, mentre Polluce è Beta per Bayer, benchè oggi risulti più luminosa, +1,16. Non è escluso che siano avvenute delle variazioni nella luminosità delle due stelle.
Non sarebbe la prima volta che in tempi storici si siano verificate variazioni nella luminosità e nella posizione delle stelle un tempo considerate “fisse”.
Se alla sdraio aggiungiamo alla nostra attrezzatura un binocolo 8x42 o 10x50 e una staffa o treppiede dove appoggiarsi per mantenere ferma la visione, potremo scorgere ai piedi di Castore un notevole oggetto del catalogo Messier, l’ammasso aperto M35, composto da 300 stelle distanti oltre 2000 anni luce, in un campo di circa mezzo grado.
Altro oggetto notevole dello stesso catalogo, leggermente più a Est nella debole costellazione del Cancro è l’ammasso aperto M44, il Presepe. Percepibile ad occhio nudo in un cielo particolarmente buio – Ipparco lo descriveva come una piccola nube – è composto da centinaia di stelle in un campo di circa un grado.
Al binocolo si scorgono decine di stelle mentre scompare la nebulosità in cui apparentemente sono immerse osservandole ad occhio nudo. Venti secoli fa il passaggio del Sole nel Cancro coincideva con il Solstizio d’estate (ora nei Gemelli).
Rimane una costellazione molto debole, se confrontata con le precedenti invernali, con stelle per lo più di 4° magnitudine, e dalle origini incerte.
I Caldei vi videro un crostaceo con moto retrogrado simile al gambero, un po come il moto apparente del sole dopo che ne abbandonava la posizione.
Un poco più a Est, ma già alta sull’orizzonte (culminerà verso la mezzanotte) scorgiamo Regolo, dal latino Regolus, piccolo re, di colore bianco, una magnitudine di 1,36, distante 85 anni luce. Appartenente alla costellazione del Leone - un asterismo che annuncia la primavera e la cui forma è tra le più facilmente riconducibili alla raffigurazione mitologica del leone di Nemea, protagonista suo malgrado della prima delle 12 fatiche di Ercole – Regolo fu una delle prime stelle di cui si intuì il moto proprio.
Nel 127 a.C. Ipparco confrontando le proprie misure circa la posizione nel cielo di Regolo con quelle di due astronomi alessandrini quasi due secoli prima, scoprì la precessione degli equinozi e ne stimò la misura in 0,45’’ all’anno (molto vicina ai 50,2” misurati oggi).
La zona di cielo del Leone e quella successiva della Chioma di Berenice sono davvero ricche di galassie, ma la loro esplorazione è preclusa all’osservazione ad occhio nudo o con piccoli binocoli. Di questa e altre costellazioni primaverili parleremo alla prossima occasione.
Rimangono da segnalare i deboli sciami meteorici (tasso orario medi0= 5) del periodo
  • Leonidi di febbraio il cui periodo di visibilità è 1 febbraio – 28 febbraio;
  • Alpha Idridi (5 gennaio – 14 febbraio) e Delta Leonidi (15 febbraio – 10 marzo).

Infine, una citazione di cui indovinare la paternità:
Dovremmo volgere più spesso lo sguardo alle stelle, segno dell’infinito che c’è in ognuno di noi….

16.2.25 GL

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